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lunedì 28 ottobre 2013

LA NEBBIA DELL'IGNOTO


 Apro gli occhi e sono in mezzo ad un mare di nebbia spessa, senza punti di riferimento, senza luce, immersa in un grigiore tutto uguale, dove anche il respiro si fa affannoso. 
Il passo è incerto, non v'è percezione di ciò che mi circonda. Giro su me stessa ma tutto intorno a me è uguale. Cerco disperatamente di guardarmi i piedi, per capire dove poggiano, ma non li vedo, sento solo qualcosa di gelatinoso e globoso che mina la mia stabilità. Provo a camminare, lentamente, portando le mani avanti, per proteggermi, ma sembra che mi trovi in uno sterminato spazio aperto dove non c'è suono, solo nebbia. Sembra un muro gigantesco, impenetrabile, che il mio tatto percepisce, ma che non è consistente. E' una cataratta che mi avvolge, e io cerco di camminare.
Ad ogni passo mi pare di sprofondare, come su trucioli di gomma, barcollo. Non riesco ad articolare parole, vorrei urlare, ma non ci riesco, sono sola con i miei pensieri e un intento che non controllo.
La nebbia preme sul mio corpo, ne avverto la pesantezza, so che non devo fermarmi per nessun motivo, mi sento braccata, ma non so da cosa o chi. 
Vado avanti a tentoni, incespicando, camminando in quella che mi pare essere una eternità caotica e senza forma. Non ho percezione del tempo che passa, senza riferimenti visivi è come non esistere. 
Mi struggo, nella paura e nella disperazione e quando il mio io cede alla rassegnazione, mi accascio a terra e allora sento, come foglie di sottobosco umide, il fruscio di un terreno reale, e la nebbia comincia a lasciare qualche sprazzo di confuso panorama.
Di fronte a me un ponte. Ma dove porta? Su cosa è sospeso? Cosa c'è al di là? Mi siedo al suo limitare, sotto il ponte nebbia, intorno nebbia, la mia vista scorge solo pochi metri avanti, un tratto del ponte che penetra dentro questo grigio muro. Mi par di percepire una voce, una voce che viene da dentro, che mi istiga ad andare avanti, guardo il ponte, forse c'è qualcuno, una sembianza che si confonde con il lattiginoso essere di questo velo nebbioso che copre ogni cosa. 
Comincio a percorrere il ponte, scossa dal terrore del vuoto, strizzo gli occhi per mettere a fuoco l'incerta forma che sembra attendermi in quella che credo essere la metà del ponte. Dentro la mia testa risuona sempre più forte quella voce che mi incita, quasi mi frustasse, ad andare avanti, ma cos'è quella voce? 
Mi prendo la testa fra le mani, forse sto impazzendo, ma non la  posso  arginare, ripete continuamente di andare avanti. Voglio gettarmi nel vuoto, e farla finita, ma non riesco a staccare i piedi da terra se non per proseguire.
Cedo, non ho più la forza di contrastare quella voce, chiudo gli occhi e disarmata, lascio che quella voce sia la mia guida. 
All'improvviso un lieve tepore,  socchiudo le palpebre, mi ritrovo nel mio mondo, niente più nebbia, solo in lontananza quella voce: "Sono la voce del "vedere", hai assaggiato l'ignoto!"

venerdì 29 marzo 2013

PICCOLO DELIRIO DA BRAINSTORMING


Mi chiedo dove sia Apollo, e perché mi abbia abbandonata così presto, dato che lui è, di solito, piuttosto insistente. Credo che se Apollo non mi avesse piantata in asso, sarei stata più vitale. Comunque me la caverò anche senza di lui e la sua cetra (e pensare che qualcuno lo sfidò ad una gara di canto e poi è stato scorticato...).
In verità mi pare che questo brano sia totalmente slegato, forse non lo capisco nemmeno io, ma non me ne importa nulla. O forse dovrei dedicarmi totalmente all'arte mantica o addirittura alla filosofia, almeno vivrei solo di dottrina pura. Ma se è vero che le vie del Signore sono infinite, forse ce la farò anch'io a sopravvivere a questo olocausto che mi tortura l'anima e che a sua volta il corpo.
Il decadimento fisico è la prova schiacciante che l'anima è sull'orlo dell'abisso della disperazione? Avrei fatto meglio a parlarne con il caro, vecchio Giacomino Leopardi, parlare del senso della vita, del significato dell'essere e del divenire, per poi finire per buttare a mare chissà mai quanti orologi e il loro fastidioso ticchettio.
A volte mi chiedo perché  la mia educazione culturale non si è fossilizzata a quelle collane editoriali tipo Bluemoon o Rose Blu, piuttosto che rammaricarmi o stupirmi sulle gesta e le azioni di un Carlo V o di una Elisabetta d'Inghilterra o di papa Alessandro VI Borgia. A che cosa sono servite le loro abbuffate di potere, quando sul più bello hanno dovuto mollare tutto per passare a miglior vita? Del resto anche Verga nella novella "La roba" ce ne dà un caldo esempio. Meglio il focoso Boccaccio, e il raffinato Balzac delle "Sollazzevoli Istorie".
E allora qual è il senso del senso?

sabato 12 gennaio 2013

PENSIERI DA UN VECCHIO QUADERNO

03/03/1999
 
 
Nonostante oggi sia stata una giornata ricca di emozioni e perché no, effervescente, le ore non passavano mai, mentre continuavo a guardare ritmicamente l'orologio, constatando che il sole tramonta alle 18:15 circa, che le giornate si sono allungate e che l'aria profuma già d'estate.
La primavera mi scombussola sempre un po', da sempre direi, e mi riporta alla mente i giorni di scuola, al liceo, quando ero letteralmente convinta che l'estate ormai alle porte, mi avrebbe riservato chissà quali sorprese, cullandomi con il vento caldo, il sole abbacinante, e il tappeto di stelle sulla mia testa, nelle sere passate sulla spiaggia a canticchiare le canzoni del momento e a toccare la sabbia, fresca e morbida.
Non vedevo l'ora che arrivassero le vacanze; finalmente sarei uscita ogni sera e avrei dimenticato per qualche mese le traduzioni di greco e latino.
La mia cittadina si sarebbe riempita di vita e la fantasia avrebbe lasciato spazio al romanticismo, mio grande alleato, che era rimasto in letargo per tutto l'inverno.
Tuffi, corse, partite a racchette o a pallavolo, il profumo intenso e inconfondibile del mare e delle tamerici, i tramonti che avrebbero incendiato le sere d'Agosto.
Ancora oggi, e mi sembra che sia passato un secolo, questa magia mi invade, mi percorre un brivido interno. Quest'estate uscirò dal bozzolo, ritornerò ad essere un vulcano in attività, un fuoco d'artificio, lasciando su una sedia il mio rigido vestito "autunno-inverno"; cambierò pelle, per vestire ancora una volta i panni di una ninfetta birichina.
C'è un ritorno all'adolescenza che ho tanto amato quanto odiato, per i suoi alti e bassi, ma che si è conquistata la parte migliore di me, che avrei tanto desiderato far scoprire a tutti coloro che mi stanno vicino.
Non che questa mia seconda vita nascosta nella selva dell'anima, rimanga sempre nell'ombra, ma tendo sempre a celarla, perché sono convinta che se prendesse il sopravvento, la ragione potrebbe scavarsi la fossa da sola.
Mi riprometto però di presentare al mondo questa mia amica e convivente, e spero che sia, agli occhi altrui, non un personaggio sconvolgente, ma aiuti a vedermi così come mi sarebbe piaciuto essere sempre, tutto l'anno: uno spicchio di sole del mattino.


lunedì 29 ottobre 2012

DI UN VECCHIO DIARIO FRA ME E MAMMA


Pensieri che mamma ha scritto per me

20 Gennaio 2007 







27 GIUGNO 1996
E' un mattino "pulito", il mare è blu e le cime dei pini risplendono nel loro verde dondolio.
Nur ha allungato un po' il collo e fiutando l'aria con il naso arricciato ha deciso di fare la sua "capriola". Francesca ha chiesto di te e ti saluta; nel frattempo nonno ha starnutito più volte e Nur ha mordicchiato le foglie dei gladioli.
Stai sorridendo al nostro modo di vivere vero?

28 GIUGNO 1996

"Mamma, siamo in viaggio per Trento"...Il cuore mi batte un po' più rapido e il respiro appena un po' affannoso; sei in viaggio e forse farai anche una sosta a Castellazzo, "Sancta sanctorum" per chiunque ami l'equitazione. Mi sento più leggera, riaffiorano emozioni, la fantasia si fa largo. E' una splendida constatazione, ho ritrovato il "fanciullino". Perchè lo credevo morto? Era solo avvolto nella coltre dell'oblio e ora sono in viaggio con te.
Eccolo il miracolo. L'hai fatto tu con gran semplicità, via cellulare e non c'è che dire, proprio al passo coi tempi.

30 GIUGNO 1996

E' quasi l'ora di mettere a letto nonno e mentre rintoccano le ore del pendolo "sottostante", mi sovviene che domani ha inizio il mese di luglio.
Questi ultimi giorni di giugno li abbiamo vissuti con dolore e con rabbia, con un grave profondo senso di malessere.
"Due cose uccidono l'anima" dice S. Agostino "la presunzione e la disperazione: con la prima si spera troppo; con seconda troppo poco".
Ci è stato fatto torto e le cose non sono andate certo come, specialmente tu, avresti voluto. Ne prendiamo atto, ma la spiegazione non ci è per niente di aiuto.
Che fare allora? Proviamo a cercare la causa del nostro malessere in noi stessi. In fondo non possiamo certo cambiare quello che non è in nostro potere, ma possiamo cambiare noi stessi e il nostro atteggiamento verso le persone e le cose.
Sarà un modo di reagire forse più difficile, ma certamente più produttivo. Uniremo i nostri sforzi al motto di: "BUONUMORE CERCASI", perchè la gioia è il sole dell'anima e oltre a riscaldare chi la possiede, riscalda anche tutti quelli che ne ricevono i raggi.

02 LUGLIO 1996

Se non si vive come si pensa, si finisce con il pensare come si vive. Non c'è da cercare lontano, l'esempio è proprio sotto gli occhi di tutti, basta guardare me e nonno....