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martedì 21 luglio 2015

Come curare le piante in estate e mantenerle sane e belle

L'estate può essere pericolosa per le nostre belle piante, che tanto abbiamo curato e a cui ci siamo dedicati. L'afa, il sole, potrebbero mandare in fumo tutte le cure che avete prodigato loro. E per non trovarsi con le piante rovinate ecco alcuni utili suggerimenti per salvare le piante in giardino e sul balcone.


Bagnare solo lo strato superficiale di terra, con queste temperature, non è sufficiente. L'acqua tenderà ad evaporare prima di raggiungere le radici, sepolte in fondo al vaso. Per avere la certezza che l'intera pianta sia stata irrigata, continuate a innaffiare finché non vedete l'acqua scorrere dai fori del suo recipiente. Ogni tanto, concedete alle vostre piante una doccia completa nella vasca del bagno, avendo cura di regolare la potenza del getto. In questo modo anche le foglie riceveranno la giusta dose di umidità e diventeranno più verdi e brillanti.

Foglie secche, pezzetti di corteccia e altri residui vegetali, se appoggiati sullo strato superiore di terra bagnata, aiuteranno a trattenere l'umidità nel vaso mantenendo bagnate le radici. Un sacchetto di corteccia si trova in tutti i centri di giardinaggio, altrimenti, meglio ancora, utilizzate a questo scopo residui di foglie secche tagliate da altre piante, o trucioli di legno riciclati da altre attività

Soprattutto se non possedete un impianto di irrigazione, i sottovasi possono risultare preziosi alleati contro la siccità. Vanno benissimo per le piante da fiore, che hanno bisogno di costanti innaffiature, o se dovete assentarvi per qualche giorno. Lasciate un paio di dita d'acqua in questi contenitori e la pianta provvederà ad assorbirla quando ne avrà bisogno. Unico inconveniente? L'acqua stagnante può attirare le zanzare

Scegliete vasi di plastica o di ceramica: saranno anche meno belli da vedere di quelli in terracotta, ma tratterranno meglio l'acqua. Al contrario i recipienti in cotto, naturalmente porosi, lasciano scivolare via l'acqua prima che la pianta abbia il tempo di assorbirla. Nei momenti più caldi della giornata ricordatevi di spostare i vasi all'ombra o di riporli sotto a un tenda: cambiare troppo spesso posizione a una pianta non le consente di adeguarsi alle condizioni di luce del suo habitat.

Il mattino presto e la sera tardi sono i momenti più adatti per irrigare: a quest'ora del giorno il calore concede ancora una tregua e avrete qualche speranza che l'acqua non evapori appena scesa dall'innaffiatoio. Mai innaffiare le piante sotto il sole cocente (vedi foto), nemmeno se vi sembrano sofferenti: l'acqua fresca diventerà subito rovente, rischiando di bruciarle.

Durante l'estate come nel resto dell'anno non ne andrebbe sprecata neanche una goccia. Approfittate dei temporali per raccogliere l'acqua piovana in grandi contenitori di plastica: sarà perfetta per irrigare. Sfruttate anche gli scarti idrici "puliti" di casa: l'acqua di cottura della pasta, fatta raffreddare, sarà molto apprezzata dal vostro verde di casa.

Una corretta fertilizzazione del suolo richiede molta acqua, e quando il termometro schizza sopra i 30 °C non è particolarmente utile. Le vostre piante a questa temperatura rallenteranno naturalmente la produzione di fiori e frutti per risparmiare risorse idriche.

Fonte: http://www.focus.it/ambiente/ecologia/estate-e-giardinaggio-otto-trucchi-per-salvare-le-piante-dall-afa?gimg=16772&gpath=#img16772

sabato 22 dicembre 2012

AGRIFOGLIO E PUNGITOPO




Queste festività natalizie mi stanno riportando alla mente i ricordi della mia infanzia, come raccontato nei miei post precedenti. Mi sono resa conto che molti di questi viaggi nel tempo, a Natali antichi, sono legati a piante significative.
Eccomi ancora a casa dei nonni, in versione invernale, imbacuccata nel mio cappottino con sciarpa incorporata che lasciava all'aria solo gli occhi, e stivali in gomma per la passeggiata nel bosco. Scopo: fare borraccina per il presepe e raccogliere agrifoglio e pungitopo da mettere in bella mostra  accanto alle altre decorazioni natalizie. Non fu facile all'inizio distinguere l'agrifoglio dal pungitopo, poi cominciò a farsi chiarezza: le foglie erano differenti, e anche le bacche. 
Si narra che gli antichi Romani portassero dei ramoscelli di agrifoglio durante i Saturnali, nei giorni che precedevano il solstizio invernale, perché li consideravano dei talismani. Infatti sostenevano che piantando l'albero nelle vicinanze della casa si tenevano lontani i malefici (usanza questa che poi si è tramandata fino ai giorni nostri). E probabilmente a ispirare questa funzione di amuleto vegetale è stato proprio il suo aspetto, con le foglie coriacee, accartocciate e pungenti. Il fatto stesso che sia un sempreverde ci dà l'idea di durata, sopravvivenza, e i suoi frutti rossi sembrano celebrare la rinascita del sole al solstizio. I suoi frutti, non commestibili per noi, sono una vera leccornia per gli uccellini, e con le sue foglie si proteggeva la carne salata da topi e dagli altri roditori, per questo fu anche chiamato pungitopo maggiore.
Alla stessa funzione fu destinato il pungitopo vero e proprio, che è un piccolo arbusto sempreverde che forma grovigli di vegetazione impenetrabile per la durezza delle false foglie. Per la sua somiglianza con l'agrifoglio, ha assunto lo stesso simbolismo, anzi spesso lo sostituisce a Natale.
E così ogni anno mi piace averne in casa almeno un ramoscello, sia dell'uno che dell'altro, in ricordo dei fasti degli antichi Romani e delle mie passeggiate nel bosco.