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venerdì 25 dicembre 2015

Festività e truffe: attenzione alle carte di credito

Come ben sappiamo le festività ci inducono sempre a far un maggior uso della nostra carta di credito per le spese che dobbiamo affrontare nel fare i regali. Inoltre in questi ultimi anni sono cresciuti gli acquisti online, comodissimi e veloci da un lato, ma altrettanto rischiosi dall'altro. Sì, rischioso, poichè proprio in questi periodi aumentano le truffe a carico di coloro che usano la carta, che viene spesso clonata.


A lanciare l'allarme è la Banca Centrale Europea che nero su bianco fornisce i dati: 1 euro frodato ogni 2635 spesi con la carta. Per tutelarsi quindi ed evitare di diventare ignare vittime di frodi possiamo seguire un semplice decalogo fornito dall'azienda Achab, che si occupa appunto, di creare infrastrutture IT semplici, ma contemporaneamente ad alte prestazioni per non rischiare.

1. Tenere la carta di credito in un luogo sicuro e non accessibile a tutti.

2. Non scrivere mai il Pin su foglietti volanti.

3. Ricordarsi di firmare la carta di credito, in alcuni casi viene controllata.

4. Controllare sempre l'elenco delle transazioni anche quelle di pochi centesimi o euro. Molto spesso i cybercriminali fanno prima, delle piccole transazioni per vedere se si controlla e se intuiscono che non vengono effettuati controlli, si dedicano a somme ben più ingenti.

5. Prima di utilizzare la carta a uno sportello è bene assicurarsi che il bancomat sia integro, non ci siano segni di effrazione, strane telecamere o oggetti insoliti.

6. Dopo aver fatto un prelievo assicurarsi che la ricevuta riporti lo stesso importo dei soldi effettivamente prelevati.

7. Quando si riceve la nuova carta di credito o bancomat distruggere il vecchio, non metterlo semplicemente nel cassetto.

8. Se si fanno acquisti online, accertarsi che il sito web utilizzi i protocolli sicuri. Non mettere mai informazioni personali o finanziare su un sito che non usa transazioni cifrate.

9. Quando si termina di utilizzare un sito web o un'applicazione effettuare sempre il Logout. Se ci si scollega, chi userà il computer o l'applicazione dopo di voi agirà con le vostre credenziali.

10. Non usare computer pubblici per effettuare transazioni o acquisti.


sabato 29 dicembre 2012

PRONOSTICI DI FINE ANNO: POLEMICA IN CORSO

 
 
 
E siamo giunti alla fine del 2012, fra alti e bassi, pronostici apocalittici, profezie.....
Sono i giorni in cui tutti quelli che incontri ti chiedono solo cosa farai la sera del 31 Dicembre, e mentre tu prendi fiato per rispondere, loro ti vomitano addosso quello che fanno loro: cenone al ristorante, settimana in montagna, cena in discoteca con serata musico danzante, pellegrinaggio in qualche piazza a sentire concerti e fare un bel bagno di folla, giro di locali a sbevazzare e via dicendo.  La domanda nasce spontanea: mi chiedi cosa farò e poi non mi dai il tempo di rispondere? Ma perché vi sta tanto a cuore dirmi quello che fate? Per poi guardarmi con gli occhi sgranati quando finalmente riesco a dire che me ne starò tranquilla e beata a casa di un'amica a godermi una deliziosa cenetta? Cosa ci sarà mai di tanto sconvolgente? Potrei stare tranquillamente a leggere le poesie di Oscar Wilde, o a guardarmi in santa pace un film, non importa che faccia quello che fanno tutti, io faccio quello che mi sento di fare. Se tutti si buttano in un pozzo devo farlo anche io? Non credo, io di solito vado in direzione opposta, e lo faccio inconsciamente. Magari sono una ragazza fuori moda: se vanno i capelli lunghi di sicuro io in quel momento li ho corti, se è il periodo delle minigonne io ho i pantaloni, se tutti portano il tacco alto io ho gli scarponcini coi lacci, sono costantemente fuori tempo, e per molti forse, fuori luogo. Ma la mia natura è questa non posso farci niente, e se mi si chiede quali sono i miei propositi per il 2013 rispondo che fra le mie priorità quella più urgente sarebbe porre fine al precariato lavorativo, per sentirmi un pochino più padrona della mia vita e magari organizzarla seguendo i miei ritmi, senza dovermi per forza aggiogare a quelli altrui, senza dover sempre ricominciare da capo e adattarmi a nuovi ruoli,  persone,  orari, incamerare continuamente informazioni  perché sono stanca di dover essere flessibile per altri, fare la parte della nuova arrivata a tempo determinato e dover spesso tenere nascoste le mie competenze per poter guadagnare mesi preziosi di stipendio. A chi mi chiede cosa farò la sera di fine anno vorrei poter dire che vado a ritirarmi in qualche angolo recondito del mondo semplicemente per non sentire la confusione che mi circonda e bearmi della musica suonata dal silenzio. Vorrei poter tranquillizzare i miei familiari che si preoccupano per me, e dire loro: "Non preoccupatevi a questo penso io", invece che sentirmi costantemente in debito perché sono loro ad aiutare me, vorrei che fossero fieri di quello che faccio, e soprattutto di quello che sono.
Mi opporrò a quelli che hanno fatto di tutto per conoscermi e farmi entrare nella loro vita e poi hanno tentato di cambiarmi  perché erano loro ad essere in crisi, perché io sono quello che sono, prendere o lasciare.

giovedì 20 dicembre 2012

IL MIO NATALE CON L'ABETE


Fino ad ora mi sono trattenuta dallo scrivere qualcosa relativo al Natale, forse perché non amo più le festività natalizie, forse perché se ne parla così tanto che ad un certo punto il tema mi è sembrato inflazionato.
Ieri sera però, dopo aver postato il mio raccontino sul tulipano, la mia mente è andata a togliere la polvere ad uno dei Natali della mia infanzia, quelli che mi sono rimasti nel cuore.
L'attesa per la preparazione dell'albero e del presepe era magnifica. Di solito andavo con babbo a scegliere l'abete che avremmo decorato con le vecchissime e preziose palle di vetro, le luci e la stella brillante che aveva il posto d'onore sulla sua cima. I fili argentei abbracciavano i suoi rami, le luci illuminavano il suo verde cupo e lui spandeva tutt'intorno il suo caratteristico profumo, misto a quel particolare aroma di resina che mi faceva sognare boschi incantati, elfi, fatine e folletti.
Fu proprio una sera, dopo che con grande impegno avevamo decorato uno degli abeti più alti che ero riuscita a trovare e la cui cima toccava allegra il soffitto di sala, che mi chiesi  perché si faceva l'albero scegliendo l'abete.  Ma la mia domanda ebbe una risposta molto tempo dopo, quando fui in grado di fare delle ricerche per mio conto.
Fu così che scoprii che fin dagli albori della civiltà egiziana, l'abete era simbolo della natività, come del resto la palma, in Grecia l'abete bianco era sacro ad Artemide, cioè alla luna, protettrice delle nascite, infatti in suo onore, durante le feste dionisiache se ne sventolava un suo ramo intrecciato con l'edera e coronato sulla punta con una pigna.
Fra le popolazioni dell'Asia settentrionale l'abete era considerato un Albero Cosmico che si ergeva al centro dell'universo. Dall'ombelico della terra spuntava un gigantesco abete i cui rami s'innalzavano fino alla dimora di Bai-Ulgan, collegando tre zone del cosmo: cielo, terra e inferi. Nel calendario celtico l'abete era consacrato al giorno della nascita del Fanciullo divino: giornata supplementare che seguiva al solstizio d'inverno. Anche nei paesi scandinavi  e germanici nel Medioevo, ci si recava nel bosco poco prima delle feste solstiziali a tagliare un abete che, portato a casa, veniva decorato con ghirlande, dolciumi e uova dipinte. Intorno all'albero si trascorreva la notte allegramente. Nei paesi latini l'abete penetrò molto tardi, infatti fu nel 1840 che la principessa Elena di Mecklenburg, sposa di Luigi Filippo d'Orlélans, introdusse l'albero di Natale alle Tuileries. Fu così che decorare l'abete prese a simboleggiare la nascita del Cristo, anzi a trasformarsi nel simbolo del Cristo come Albero della vita.
La mia curiosità era soddisfatta, e ripensare al "mio" abete che si stagliava in tutto il suo splendore nel salotto di casa acquistava ora un nuovo significato: vi vedevo davvero l'albero della vita, l'unione fra terra e cielo, la nascita del Fanciullo divino....e questo universo si era trasferito nel microcosmo di casa mia.


domenica 28 ottobre 2012

NATALE



18 Dicembre 2006

 
Non mi piacciono le feste natalizie, sono l'apoteosi del consumismo e della corsa alla ricerca dei regali. Il vero spirito celebrativo di questa festività mi pare totalmente scomparso. Inoltre mi angosciano tutte quelle persone che ti sottopongono ad un interrogatorio stile poliziesco atto ad indagare il come, il quando, il perché della tua vita nei giorni di festa (festa poi si fa per dire , dipende che lavoro fai).
Ricordo con affetto solo le feste natalizie di quando ero bambina, di quando ancora la mia famiglia contava molti componenti, e ci si riuniva insieme a casa sotto un'atmosfera un po' magica e piena d'amore, e tutti insieme partivamo alla ricerca della borraccina per costruire il presepe odoroso di muschio fresco sul quale con grande delicatezza venivano sistemate le statuine, vecchissime di generazioni. La base era costituita da grandi tavole di legno compensato, su cui si stendeva un foglio enorme impermeabile e infine la borraccina con i suoi verdi melange. Nell'angolo più morbido io e babbo sistemavamo la capanna e tutto intorno le figure più caratteristiche. Infine un vecchio specchio formava un bel laghetto le cui ondine lucenti venivano solcate da varie specie di uccelli acquatici. In lontananza i Re Magi, con il loro cammello seguivano la stella cometa. La costruzione del presepe era anche un piccolo momento di scontro familiare padre-figlia, poiché nonostante la tenera età ambivo cimentarmi in complessi attacchi elettrici e se possibile, con ardimento prendevo chiodi e martello per unire tavole o attaccare il bellissimo foglio blu scuro su cui splendeva un romantico cielo stellato che incorniciava tutta la struttura. Dopo, con rinnovato vigore, era la volta dell'albero. Con grande sacralità toglievo dalla carta veline che le proteggeva, le centenarie decorazioni di vetro, tanto splendide quanto fragili e cercavo il loro posto d'onore sui rami resinosi dell'abetino appena giunto dal fioraio.... 
Era il momento del pranzo o della cena e con i nonni, gli zii, i cugini, ci sedevamo a tavola, ed ecco che le nonne uscivano dalla cucina con i vassoi fumanti....La pasta fatta in casa, i condimenti di cui non scorderò mai sapore e odore...le voci a volte un po' chiocce di noi tutti a pancia piena, intorno al tavolo rotondo su cui sgranocchiavamo frutta secca e noi bambini a sgocciolare i bicchieri di spumante.
Le feste natalizie di adesso non sono più così, la maggior parte della gente cerca fughe al ristorante, o addirittura parte per un viaggio al caldo (fate pure e divertitevi, ma non venite a fare lezioni di fratellanza e amore....risparmiatemi questa decadenza). E poiché almeno a casa mia, la famiglia ha perso molti dei componenti più importanti, sapete che vi dico? Che se potessi cancellerei tutte le feste, e che vorrei solamente che questi giorni ormai solo per pochi ancora pregni di significato, passassero così, senza dare troppo nell'occhio, anche perché se mi soffermo a riflettere, tutti i giorni della nostra vita dovrebbero mantenere un minimo di spirito natalizio, quello che ci fa stare insieme alle persone che amiamo e ai nostri affetti.
Sono stata fortunata ad avere intorno persone che tutti i giorni della loro vita hanno rinnovato nel loro piccolo lo spirito di amore e generosità proprio di questi giorni, con la differenza che però l'hanno fatto sempre tutto l'anno e per tutta la vita.